L’andamento dei prezzi dei prodotti acquistati con più frequenza dalle famiglie italiane è ancora in aumento ed evidenzia, anche quest’anno, il rischio concreto di un’ennesima erosione dei salari reali. La crescita del prezzo del carrello della spesa (+2,4% su base annua) è infatti superiore all’inflazione tendenziale (+1,9%) al quale verranno adeguati gli stipendi. Una situazione ancora negativa per il nostro sistema economico che sta vivendo una forte crisi della domanda interna. Ed aggravata dal fatto che, in piena recessione dell’economia e con l’aumento dei disoccupati, l’inflazione continua a crescere in modo così rilevante colpendo i ceti medio bassi. Per questo è necessario un intervento di politica economica che sappia far ripartire lo sviluppo e aumentare le tutele di chi sta subendo maggiormente i costi della crisi. Sono questi gli obiettivi degli 8 punti su cui Bersani sta cercando una convergenza parlamentare per superare definitivamente l’austerità e rilanciare le imprese e l’occupazione attraverso una riduzione del cuneo fiscale a carico del lavoro a tempo indeterminato ed un piano straordinario di assunzioni dei giovani, degli over 45 e per il reimpiego agevolato dei lavoratori posti in mobilità. A questo va aggiunto l’intervento a sostegno di chi è senza reddito prevedendo ammortizzatori sociali di carattere universale definiti su misura per l’attuale periodo di crisi prolungata. E’ sui temi dell’economia reale che vogliamo confrontarci in parlamento e nel paese.
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ISTAT-CNEL: bene indice Bes, se applicato la riforma delle pensioni non sarebbe mai nata
Se accettiamo il giusto suggerimento di Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, e utilizziamo l‘indice Bes (Benessere equo e sostenibile) anche per valutare l’impatto delle nuove leggi sul benessere e non solo sulle variabili finanziarie, la riforma delle pensioni Monti-Fornero non sarebbe mai nata.
Gli effetti finanziari sono noti: circa 350 miliardi di euro di risparmi dal 2020 al 2060, tutti a carico dei pensionati. Gli effetti sociali li stiamo misurando: nonostante le correzioni che il Pd ha imposto al parlamento salvaguardando 130 mila lavoratori, altre centinaia di migliaia di persone vivono nella paura di dover restare per lunghi anni senza alcun reddito. Si tratta dei cosiddetti esodati, mobilitati, contributori volontari, licenziati e iscritti ai fondi di settore, tutte persone che hanno il diritto di veder risolto il loro problema utilizzando le vecchie regole pensionistiche. Per questo è importante che negli 8 punti dell’agenda Bersani questo argomento sia ben presente e che si formi al più presto un governo capace di affrontare i punti fondamentali dell’emergenza sociale, come quelli delle pensioni e della disoccupazione. Il Giappone si sta riprendendo dalla sua crisi grazie a politiche d’investimento e di ricostruzione, l’Europa sta sprofondando in una dissennata politica di austerità. Occorre cambiare rotta.
Lavoro: serve stabilità per emergenza sociale
Occorre ascoltare l’appello dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia sui temi dell’emergenza sociale che pone una questione drammatica e di carattere nazionale. La priorità deve essere oggi quella di assicurare al Paese una stabilità politica capace di fornire risposte sulle questioni economiche e sociali.
Il Partito Democratico con Bersani ha avanzato le sue proposte all’Italia e al Parlamento: diminuire il costo del lavoro alle imprese in caso di assunzione a tempo indeterminato di giovani, di over 45 e di lavoratori in mobilità; attraverso questa strada definire un piano straordinario per l’occupazione giovanile; finanziare la cassa integrazione in deroga che manca di risorse anche per coprire il 2012; infine, garantire le persone rimaste senza reddito. Tra questi i lavoratori colpiti dalla riforma delle pensioni del governo Monti, le cooperative, i commercianti, gli artigiani, i piccoli imprenditori e i giovani professionisti senza tutele, costretti a chiudere le attività per mancanza di liquidità. E va spezzato un circuito perverso che vede le banche non concedere crediti, lo Stato non pagare i propri debiti. A sostegno di tutte queste persone è giusto prevedere ammortizzatori sociali che siano universali e studiati su misura per l’attuale e prolungato periodo di crisi
Crisi, Pil a -1,8%?: Fitch scopre acqua calda ma subito ammortizzatori sociali universali
Il terzo decreto relativo agli ultimi 10 mila salvaguardati completa il risultato di correzione della riforma delle pensioni di Monti e Fornero. E’ stata una lunga battaglia, durata per più di un anno, condotta strenuamente dal Pd che ha portato ad oltre 130 mila il numero complessivo di coloro che potranno accedere alla pensione con le vecchie regole.. Si tratta dunque di una buona notizia che abbiamo sollecitato, ma il problema non è risolto. Per questo tra gli otto punti indicati da Bersani c’è anche quello di una soluzione definitiva del problema di chi è rimasto senza reddito a causa di una cattiva riforma previdenziale. La battaglia va ora continuata ed è urgente perché si inserisce in una situazione di recessione dell’economia e di aumento della disoccupazione. Le previsioni dell’agenzia Fitch per il 2013, che indicano un calo del Pil italiano dell’1,8%, sono la scoperta dell’acqua calda: si tratta di dati risaputi che richiedono un impegno straordinario sul terreno degli ammortizzatori sociali, che debbono essere universali, e su quello degli incentivi allo sviluppo dell’impresa e dell’occupazione. Chi ha a cuore il destino del paese deve assumersi la responsabilità, come ha fatto il Pd, di avanzare le sue proposte e di trovare le giuste soluzioni.
Governo: no esecutivo a tutti costi, mai col Pdl
A un giorno dalla direzione c’è già chi si cimenta in nuovi scenari quando sarebbe invece fondamentale appoggiare fino in fondo il tentativo di Bersani. Se come dice Gentiloni non c’è nessun automatismo al voto nel caso di fallimento di Bersani, già indicare la soluzione B è contraddittorio con quanto si è fin qui discusso. Non vorrei trovarmi costretto ad appoggiare un nuovo governo tecnico, magari con il Pdl. Abbiamo già dato.
Unipol: sentenza restituisce onore a Fassino
E’ una sentenza importate che restituisce a Piero Fassino quell’onore che il Pdl di Berlusconi ha cercato di sfregiare ricorrendo a metodi immorali e del tutto estranei alla normale dialettica politica.
Questa sentenza è anche significativa perché dimostra, ancora una volta, le finalità politiche degli organi di informazione in mano a Berlusconi che ha introdotto nella nostra democrazia un sistema di concorrenza sleale ampiamente sperimentato nella conduzione delle aziende di famiglia. Oggi emerge finalmente la verità dopo che per anni si è dato più peso ad una battuta – peraltro sempre riferita in modo incompleto – piuttosto che sottolineare la falsificazione della realtà e l’inquinamento delle regole di un civile e leale confronto. E’ inutile adesso che Berlusconi vesta i panni della vittima ed è disarmante vedere tutto il Pdl supino a difesa del proprio capo.
Governo: sfidiamo Grillo a confronto su economia reale
E’positivo che i primi due punti dell’agenda Bersani riguardino il superamento dell’austerita’ ed il sostegno all’impresa e all’occupazione. E’ l’unica strada possibile per uscire dalla recessione e dalla crescita, ormai fuori controllo, della disoccupazione.
La riduzione del cuneo fiscale a carico del lavoro a tempo indeterminato puo’ aiutare le imprese e favorire l’occupazione una scelta che puo’ favorire un piano straordinario di assunzioni dei giovani, degli over 45 e per il reimpiego agevolato dei lavoratori posti in mobilita’. Un altro punto dirimente e’ il sostegno alle persone rimaste senza reddito. Si tratta dei lavoratori ingiustamente e pesantemente colpiti dalla riforma delle pensioni di Monti-Fornero, dei lavoratori che hanno esaurito o esauriranno nei prossimi mesi le tutele sociali (entro l’estate saranno migliaia le imprese che non disporranno piu’ di cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga e di mobilita’), delle cooperative, dei commercianti, degli artigiani, dei piccoli imprenditori, dei giovani professionisti senza tutele costretti a chiudere le attivita’ per mancanza di liquidita’: le banche non concedono crediti, lo stato non paga, e i fornitori battono cassa. In molti casi si tratta di imprese che hanno portafogli d’ordini. Un circuito perverso che va spezzato.
A sostegno di queste persone e’ giusto prevedere ammortizzatori sociali di carattere universale definiti su misura per l’attuale periodo di crisi prolungata. Sui temi dell’economia reale sfidiamo tutti, a partire dal Movimento 5 stelle, a confrontarsi nel paese e in parlamento.





