Crisi: giornata di mobilitazione nazionale per il lavoro

198207Di fronte ai dati che ogni giorno confermano la gravita’ della crisi e annunciano un autunno drammatico sotto il profilo occupazionale e produttivo, e’ necessaria un’iniziativa straordinaria di tutte le forze politiche e sociali che hanno a cuore il destino del Paese. La situazione dei precari della scuola e’ un ulteriore campanello d’allarme per l’occupazione. Per questo, oltre alle battaglie politiche e parlamentari condotte contro le scelte del governo, assolutamente inadeguate a fronteggiare la situazione, ritengo centrale l’impegno del Partito Democratico per una giornata di mobilitazione nazionale da fissare nel prossimo autunno, che indichi al Paese proposte e soluzioni contro la crisi e chieda con forza all’esecutivo l’attuazione di intervento adeguato concordato con le parti sociali. La nostra piattaforma si deve basare su tre punti fondamentali: la difesa dell’occupazione, attraverso la richiesta di raddoppio della durata della cassa integrazione ordinaria e l’adozione di una indennita’ di disoccupazione universale – che valga per tutti allo stesso modo, anche per chi perde il lavoro a progetto e interinale – pari al 60% dell’ultima retribuzione. Un secondo punto riguarda il sostegno al reddito delle famiglie: anche per la ripresa dei consumi, e’ vitale una detassazione delle retribuzioni fino a 30.000 euro annui, l’estensione della 14esima istituita dal governo Prodi a favore delle pensioni fino a 700 euro, da portare al tetto di 1200 euro mensili e una piu’ efficace indicizzazione delle pensioni al costo della vita.
Una terza proposta e’ il sostegno alla piccola e media impresa, a partire da un accesso effettivo e favorevole al credito, e ai settori strategici, anche attraverso la reintroduzione delle deduzioni automatiche del 10% per la ricerca e l’innovazione. Mobilitare i cittadini su questi obiettivi significa rendere un servizio al futuro al Paese.


Crisi:a braccetto una migliore retribuzione

Il tema della distribuzione degli utili ai lavoratori deve essere ricondotto nella cornice contrattuale esistente, nella quale si prevede già che nel livello decentrato di azienda o di territorio si possano erogare aumenti retributivi legati all’andamento economico dell’impresa. Il problema è quello di garantire ai lavoratori la conoscenza preventiva e trasparente dei dati di bilancio. Partecipare agli utili significa anche soprattutto per le grandi imprese multinazionali, consentire contemporaneamente ai lavoratori di sedere nei Comitati di sorveglianza, nei quali controllare le scelte strategiche di produzione, investimento e occupazione. Migliore retribuzione e garanzia del posto di lavoro debbono camminare a braccetto.


Crisi: nuovi paradigmi fondati sull’uguaglianza

E’ davvero necessario che quando l’attuale crisi trovera’ un punto di svolta si arrivi a quell’appuntamento, tanto atteso, con la capacita’ di individuare nuovi paradigmi di crescita economica e sociale, fondati, sulla sostenibilita’ e sull’uguaglianza. L’esatto contrario delle scelte compiute in trent’anni di liberismo. Di questo orizzonte fa parte l’esigenza di dotare il nostro paese di nuovi strumenti di democrazia economica che consentano ai lavoratori, , nella globalizzazione, di essere protagonisti delle scelte di politica industriale, di conseguenza, delle loro ricadute occupazionali. La nostra proposta , per le grandi imprese, e’ di adottare un modello di partecipazione dei lavoratori , gia’ storicamente adottato in paesi come la Germania che consenta di avere la loro presenza nei comitati di sorveglianza. In questo modo si potranno meglio condividere tra lavoratori e imprese le grandi scelte strategiche. In questo contesto occorre ricordare che il tema della partecipazione dei lavorato sugli utili aziendali e’ gia’ contenuta nei dispositivi contrattuali del 1993, recentemente rinnovati, che consentono di erogare aumenti salariali collegati all’andamento economico dell’impresa. Una strada che puo’ essere potenziata mettendo in condizioni i lavoratori di conoscere le scelte che presiedono alla costruzione dei bilanci aziendali.


FIAT: il governo passi dalle parole ai fatti. Drammatica la crisi occupazionale

fiat-stabilimento-324x230I casi della Cnh di Imola, con lo sciopero della fame di Guido Barbieri, e quello della Lasme di Mefli, dove 174 lavoratori sono stati messi in mobilita’, rappresentano uno dei volti della drammatica crisi occupazionale del prossimo autunno. A cosa serve affermare che ci sono ammortizzatori sociali per tutti se poi non vengono utilizzati per prevenire la disoccupazione? Il ministro Scajola intervenga convocando appositi tavoli di crisi per affrontare queste situazioni, senza ulteriori indugi. Non a caso il Pd continuia a insistere sulla necessita’ di raddoppiare la durata della cassa integrazione ordinaria e di affrontare la ripresa economica dando forza al potere d’acquisto delle famiglie  Per raggiungere questo obiettivo, occorre concludere rapidamente i rinnovi dei contratti nazionali, rendere strutturali gli incentivi per la contrattazione decentrata, abbassare la pressione fiscale sui redditi medio-bassi e convocare un tavolo di concertazione con le organizzazioni sindacali dei pensionati per l’estensione della 14esima introdotta dal governo Prodi e una migliore indicizzazione delle pensioni al costo della vita. Dalle belle parole passiamo ai fatti.


Salari: serve il tavolo con le parti sociali

soldi-250-2In Italia ci sono due emergenze: quella salariale e quella occupazionale. Il governo anziche’ stimolare dibattiti decida di convocare un tavolo di concertazione con le parti sociali per affrontare questi temi fondamentali, se si vuole favorire l’uscita dalla crisi.Bisogna abbassare la tassazione sulle retribuzioni medio basse ed stendere la quattordicesima alle pensioni fino a 1200 euro mensili.Per quanto riguarda poi l’occupazione oltre a dotare il paese di ammortizzatori sociali universali e’ bene porsi il problema della disoccupazione giovanile, perche’ siamo al terzo posto in Europa dopo Spagna e Lettonia.Continuare a parlare di una crisi che sarebbe alle nostre spalle e’ semplicemente ridicolo.


Crisi: l’autunno sarà durissimo, il governo apra il tavolo

crisiCome Pd concordiamo con l’analisi di Angeletti, Bonanni e Megale a proposito della crisi. Nonostante il vano ottimismo profuso dal governo e’ necessario guardare in faccia la realta’: verra’ un autunno durissimo, con quasi 800 mila lavoratori in cassa integrazione e molte aziende soprattutto piccole, che chiuderanno i battenti.
Inoltre  gli strumenti di tutela esauriscono i loro effetti in molti settori produttivi: in molti casi i periodi di durata delle casse integrazioni ordinarie e straordinarie sono giunti al termine e occorrera’ passare alle deroghe se non si vuole dare avvio ai processi di mobilita’ e ai licenziamenti. Su questo terreno primario e’ fondamentale la convergenza di analisi di CGIL, CISL e UIL e la gestione unitaria delle situazioni di crisi, che ha fin qui consentito di tutelare efficacemente i lavoratori.Occorre  che il governo apra al piu’ presto un tavolo di concertazione con le parti sociali per affrontare tempestivamente ed adeguatamente la situazione, sia sul piano delle tutele che del reddito.


Crisi: il problema è il potere di acquisto di tutte le famiglie

02Calderoli e’ passato dalle gabbie salariali, poi ripudiate, alla modifica della Costituzione per introdurre l’insegnamento dei dialetti, fino all’ultima trovata: la diminuzione dell’irpef differenziata sul territorio.
Noi suggeriamo anche in linea con i vincoli europei di diminuire per tutti l’Irpef sui redditi da lavoro fino a 30 mila euro annui; di aumentare le risorse per il salario di produttivita’, contrattato nel territorio e nell’azienda, per premiare le situazioni piu’ dinamiche; di estendere la quattordicesima alle pensioni fino a 1200 euro mensili. Invito quindi Calderoli a confrontarsi su questa proposta e il governo a convocare le parti sociali per affrontare il vero problema: dare piu’ potere d’acquisto alle famiglie.