Nessuno nega il fatto che l’Expo 2015 rappresenti un’opportunita’ per la crescita del paese e, quindi, dell’occupazione. Questi grandi eventi internazionali hanno da sempre rappresentato una leva importante per il traino dell’economia. Non vorremmo, pero’, che questa opportunita’ diventasse l’occasione per moltiplicare su tutto il territorio nazionale una flessibilita’ senza regole”. Lo afferma in una nota Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera. “Il decreto lavoro presentato dal governo, gia’ contiene numerose innovazioni sul tema dell’ingresso nel mercato del lavoro che hanno l’obiettivo di correggere le storture pi u’ evidenti della riforma Fornero e di rendere piu’ elastico il sistema – aggiunge -. Se si vuole utilizzare l’Expo per individuare una nuova normativa flessibile sul mercato del lavoro, essa deve essere il frutto di un confronto immediato e preventivo di tutte le parti sociali e deve possibilmente sfociare in un ‘avviso comune’. La traduzione in proposta di legge di una eventuale normativa pu o’ essere valutata anche successivamente all’approvazione del decreto lavoro. Quello che conta e’ avere, in tempi ravvicinati, una soluzione condivisa dalle parti sociali, anche al fine di preservare, su materie cosi’ delicate, il giusto grado di autonomia delle associazioni sindacali. E’ importante, al fine di raggiungere questo obiettivo, utilizzare le intese realizzate localmente dalle parti sociali, che stanno da tempo lavorando ad intese di carattere concertativo
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Lavoro: riforme Fornero vanno profondamente corrette
Le riforme del ministro Fornero sulle pensioni e sul mercato del lavoro vanno profondamente corrette. Per quanto riguarda quest’ultima, non concordo assolutamente con Renato Brunetta quando dice di volerla cancellare per tornare alla legge Biagi: come dire dalla padella nella brace. Le proposte di Biagi, che avevano l’obiettivo di aumentare l’occupazione giovanile, si sono trasformate, per colpa della distorta traduzione legislativa fatta dal centro destra, in un aumento esagerato della precarietà e in un abbassamento della qualità del lavoro. Ormai anche l’Europa critica l’Italia per questo eccesso e non è spiegabile come nella nostra legislazione si sia arrivati ad una sorta di supermercato del lavoro, con una quantità indescrivibile di forme d’occupazione a termine che non servono alle imprese e penalizzano i lavoratori. Se vogliamo la buona flessibilità occorre selezionare le forme d’ingresso nel mercato del lavoro e soprattutto fare in modo che l’apprendistato diventi la modalità prevalente. Da questa buona flessibilità si deve passare alla stabilizzazione dopo un congruo periodo di prova attraverso incentivi mirati all’impresa come il credito d’imposta o la diminuzione strutturale del costo del lavoro. L’idea, già praticata al tempo del governo Prodi, del lavoro a tempo indeterminato che deve costare meno del lavoro flessibile, è più che mai attuale.
Cosa fare per rendere più moderno il mercato del lavoro e aiutare i lavoratori in difficoltà?
Per il Partito Democratico la parola d’ordine è “buona flessibilità”. Per rendere i sostegni al reddito di chi lavora più efficienti, è necessario che la riforma degli ammortizzatori sociali venga accompagnata da un generale miglioramento delle politiche attive del lavoro attraverso il potenziamento dei servizi per l’impiego, una formazione permanente in linea con le esigenze delle imprese, e la rimodulazione degli incentivi economici finalizzati all’inserimento lavorativo. Il welfare che proponiamo poggia sull’educazione per favorire la mobilità sociale, su una spesa pubblica più razionale – “spendere meglio spendere meno” – su un fisco che non opprima e premi i contribuenti leali – “pagare meno, pagare tutti”.





