Lavoro: sugli ammortizzatori sociali i conti del governo non tornano

ammortizzatori_sociali1Sugli ammortizzatori sociali i conti del governo secondo noi non tornano. Infatti, verrà rifinanzierà la Cassa integrazione in deroga, e questo è un fatto positivo frutto della pressione esercitata dalle Regioni e dal Partito democratico, ma le cifre indicate dal ministro Fornero non sono sufficienti a garantire il fabbisogno per il 2013. I due emendamenti presentati dal governo alla Legge di Stabilità stanziano per il prossimo anno 1 miliardo di euro ma il fabbisogno previsto sarà del doppio. Vogliamo sottolineare il fatto che la Cassa integrazione (ordinaria, straordinaria ed in deroga) autorizzata dall’Inps fino al mese di novembre supera già il miliardo di ore e, secondo le nostre proiezioni, si avvicinerà ad un miliardo e 100 milione di ore alla fine dell’anno. Il massimo raggiunto in questi anni di crisi fu nel 2010, quando si totalizzò un consuntivo di 1 miliardo e 200 milioni di ore autorizzate. Inoltre, nel 2012 la cassa integrazione in deroga rappresenta oltre il 33 % del totale, tre punti al di sopra del 2010, l’annus horribilis della crisi. Infine, il ministro Fornero non ha dato nessuna risposta relativa alla proroga della norma concernente l’aumento del trattamento di integrazione salariale dei contratti di solidarietà. Si tratta di una mancanza grave perché tutti sanno che, se vogliamo evitare che si aggiungano nuovi disoccupati e persone senza reddito, occorrerà nei prossimi mesi avere sufficienti risorse per gli ammortizzatori sociali e per incentivare i contratti di solidarietà stipulati nelle aziende.


Mercoledì 12 dicembre, vi segnaliamo in edicola:

il-manifesto-logo6 CGIL, UIL E PD LANCIANO L’ALLARME SULLA CIG IN DEROGA
logo-la-repubblica SULLE PROVINCE SI EVITERA’ IL VUOTO LEGISLATIVO RICONGIUNGIMENTI, ECCO IL PIANO FORNERO
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il_gazzettino_logo4 LEGGE DI STABILITA’, IL 20 L’OK PAREGGIO DI BILANCIO IN BILICO
libero_logo2 LA FORNERO SALVA I RICONGIUNGIMENTI A META’

Legge di Stabilità, con Maria Luisa Gnecchi affermo: ci sarà emendamento su ricongiunzioni pensionistiche

pensioniNell’incontro di oggi con la commissione Lavoro, il ministro Fornero ha confermato che ci sarà al Senato l’emendamento relativo alle ricongiunzioni pensionistiche. Si tratta di un fatto importante anche se non risolutivo del problema. L’emendamento è il risultato di una lunga battaglia del Partito democratico cominciata nell’agosto del 2010 e che ha conquistato via via il sostegno di tutti gli altri gruppi. Se l’emendamento sarà approvato, avremo risolto il problema delle ricongiunzioni per tutti coloro che sono passati dal pubblico impiego (o da un fondo sostitutivo ed esonerativo) all’Inps prima del luglio 2010, sanando in questo modo una palese ingiustizia sociale. La parte non completamente risolta riguarda le situazioni successive a quella data. Chi oggi è dipendente pubblico e ha anche contributi precedentemente versati all’Inps, potrà avere la ricongiunzione gratuita solo per la pensione di vecchiaia. L’esclusione delle pensioni di anzianità mantiene una discriminazione che andrà successivamente affrontata, non risolta in questa circostanza ancora una volta per problemi di copertura finanziaria. L’emendamento ha ovviamente individuato le risorse necessarie ed ha quindi il via libera della Ragioneria.


ThyssenKrupp, cinque anni dopo – Il mio messaggio al Convegno su Salute, Sicurezza e Pari Opportunità sul Lavoro svoltosi oggi a Torino

thyssen14g-48dcf79907106Ricordo, come fosse oggi, il giorno della strage alla ThyssenKrupp, cinque anni fa. E ricordo il grande dolore che ho provato. Dopo una vita passata a contatto con la fabbrica, con i lavoratori, mi sono sentito personalmente colpito.

Ero ministro del Lavoro, allora, e in quella veste avevo un dovere in più. Il dovere, dopo aver portato la solidarietà alle famiglie delle vittime, di operare affinché tragedie così non potessero accadere mai più. Un compito difficile in un paese in cui il tema della sicurezza è sempre evocato ma è assai poco praticato.

Allora avevamo da poco approvato la legge “123” nella quale venivano individuati i criteri di delega della riforma sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, ma che conteneva anche una parte di norme di immediata applicazione dirette ad incidere da subito sugli ambienti di lavoro, perché ci eravamo resi conto dell’urgenza con la quale bisognava cominciare ad incidere.

Il mio impegno, in una situazione politica difficilissima che avrebbe di lì a non molto portato alla caduta del governo Prodi e a elezioni anticipate, fu quello di varare in tempo utile anche il decreto legislativo che avrebbe consentito a quelle norme di diventare pienamente operative.

Ad aprile del 2008, in piena crisi di governo, abbiamo consegnato al paese un complesso normativo tra i più completi e incisivi d’Europa, un intervento legislativo moderno ed adeguato alla gravità del problema e all’attuale organizzazione del lavoro.

Le cose, poi, hanno preso una piega diversa. Il governo Berlusconi ha operato in modo da ridurre le tutele allora introdotte. Le spese per la sicurezza sono tornate a essere viste come un costo da contenere il più possibile in nome della competitività, anziché come un investimento doveroso e utile.

Ancora oggi, seppur in miglioramento rispetto al passato – anche in conseguenza della grave crisi economica e occupazionale – i dati evidenziati dall’Inail nell’ultimo rapporto dipingono un quadro preoccupante. Le morti causate dagli incidenti sul lavoro sono passate da 973 del 2010 a 920 nello scorso anno e 725mila sono stati gli infortuni denunciati, per un calo del 6,6% rispetto ai 776mila del 2010. In generale, dunque, rispetto al 2010 si sono verificati 51mila infortuni in meno e da due anni il numero dei decessi rimane ben al di sotto dei mille casi. Ma tali dati sono ancora inaccettabili.

Non dobbiamo abbassare la guardia e occorre continuare la battaglia in difesa della sicurezza. In questo senso è positivo l’impegno assunto dal ministro del Lavoro Fornero, in occasione dell’ultima giornata nazionale dell’Anmil per le vittime degli incidenti sul lavoro, di completare entro la legislatura l’attuazione del Testo Unico sulla sicurezza.

Occorre però anche intervenire sulle modifiche peggiorative rispetto al decreto 81, introdotte dalle norme successive, e definire nuove linee di intervento che innovino ulteriormente rispetto a quanto già prodotto, anche in materia di semplificazione, senza che ciò produca un abbassamento delle tutele.

L’obiettivo di tutti – governo, politica, parti sociali – deve essere quello di estendere a ciascun lavoratore, in qualunque unità produttiva operi, le misure di prevenzione necessarie, che devono essere calibrate in base alla pericolosità delle lavorazioni eseguite.

Su questo fronte ogni resistenza deve essere superata. E’ un obbligo morale che tutti noi abbiamo anche nei confronti dei sette operai morti alla Thyssen.