Esodati: decreto Fornero? Con Marialuisa Gnecchi dico: ripristinare miglioramenti ingiustificatamente cancellati

Nella legge di stabilità avevamo ottenuto che i prosecutori volontari fossero salvaguardati anche se, dopo l’autorizzazione ai versamenti volontari dei contributi, avessero continuato a lavorare.
Era stato fissato un limite: queste persone non dovevano aver guadagnato più di 7.500 euro su base annua dopo il 4 dicembre del 2011 o aver trovato un lavoro a tempo indeterminato. Nel decreto attuativo del governo, ora all’esame delle commissioni speciali di Camera e Senato, questa possibilità viene cancellata: vengono esclusi tutti i prosecutori volontari che abbiano lavorato dopo l’autorizzazione. Secondo il ministero del Lavoro, anche chi ha avuto l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria 10 o 15 anni fa, per essere salvaguardato, non dovrebbe aver mai lavorato, salvo che nel periodo successivo al 4 dicembre 2011 e con il limite dei 7.500 euro annui di cui sopra. Questo è inaccettabile e non può essere tollerato che un miglioramento conquistato nella legge di stabilità dopo un’aspra battaglia parlamentare venga annullato dal decreto con una interpretazione peggiorativa.
Il risultato, non risolutivo, di salvaguardare 130 mila lavoratori, che abbiamo raggiunto nell’ultimo anno, non può essere messo in discussione. Per il Pd risolvere il problema di chi è rimasto senza reddito a causa degli errori della riforma delle pensioni Monti-Fornero deve essere un dei punti centrali per il programma del nuovo governo.


Occupazione: la Commissione europea propone norme per concretizzare l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile

Pubblichiamo questa interessante e importante proposta avanzata dalla Commissione Europea che regola le norme per favorire l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile 

La Commissione europea ha proposto norme operative per attuare l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile. A questa iniziativa, che è stata proposta dal Consiglio europeo nella riunione del 7 e 8 febbraio 2013, sono stati assegnati 6 miliardi di euro per il periodo 2014-2020.

László Andor, Commissario per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione, ha dichiarato:“Recependo il forte segnale politico lanciato dal Consiglio europeo a sostegno dell’iniziativa della garanzia per la gioventù e di altre misure concepite per affrontare il livello record di disoccupazione giovanile, la Commissione ha messo a punto una proposta concreta per consentire agli Stati membri di cominciare ad utilizzare le risorse disponibili subito dopo l’entrata in vigore del nuovo quadro finanziario 2014-2020.”

L’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile è mirata in particolare a favorire l’integrazione nel mercato del lavoro di giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione (NEET) nelle regioni dell’Unione con un tasso di disoccupazione giovanile nel 2012 superiore al 25%.

I fondi destinati all’iniziativa verrebbero quindi impiegati per rafforzare e accelerare le misure descritte nel pacchetto per l’occupazione giovanile del dicembre 2012. Tali fondi sarebbero a disposizione degli Stati membri per finanziare, nelle regioni ammissibili, misure attuative della raccomandazione relativa alla garanzia per i giovani concordata nell’ambito del Consiglio dei ministri del lavoro e degli affari sociali dell’UE del 28 febbraio (cfr. MEMO/13/152).Nel quadro della garanzia per la gioventù, gli Stati membri sono invitati ad attuare misure per garantire che i giovani fino all’età di 25 anni ricevano un’offerta qualitativamente buona di impiego, di formazione continua, di apprendistato o di tirocinio entro quattro mesi dall’uscita dal ciclo scolastico o dall’inizio del periodo di disoccupazione.

L’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile integrerebbe altri progetti nazionali, tra cui quelli che ricevono il sostegno del Fondo sociale europeo (FSE), al fine di istituire o attuare dispositivi di garanzia per i giovani, come la riforma delle istituzioni e dei servizi competenti.

Dei fondi previsti, 3 miliardi di euro proverrebbero da una linea di bilancio specifica per l’occupazione giovanile e almeno altri 3 miliardi dal Fondo sociale europeo. Date le attuali difficoltà di bilancio degli Stati membri dovute alla crisi economica, solo il contributo del Fondo sociale europeo sarebbe da integrare, da parte dagli Stati membri, con un proprio contributo finanziario.

 

Contesto

I giovani sono stati particolarmente colpiti dalla crisi economica. Nel gennaio 2013 il tasso di disoccupazione giovanile nell’UE era del 23,6%, più del doppio di quello delle altre fasce di età. Nell’UE 7,5 milioni di giovani europei, di età compresa tra i 15 e i 24 anni, sono disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione (NEET). In alcune zone la disoccupazione giovanile è particolarmente forte. Non si tratta di un problema che riguarda solamente le persone direttamente colpite, ma di una minaccia grave per la coesione sociale dell’UE, che potrebbe avere ripercussioni negative sul potenziale economico e sulla competitività dell’Europa.

Per affrontare i livelli inaccettabilmente elevati di disoccupazione giovanile, la Commissione ha adottato il 5 dicembre 2012 il pacchetto per l’occupazione giovanile. Esso comprende una proposta di raccomandazione del Consiglio sull’istituzione di una garanzia per i giovani, avvia la seconda fase di consultazione delle parti sociali su un quadro di qualità per i tirocini, annuncia un’alleanza europea per l’apprendistato e illustra i modi per ridurre gli ostacoli alla mobilità giovanile.

La creazione di posti di lavoro per i giovani è un obiettivo chiave della politica di coesione perseguito sia dal Fondo europeo di sviluppo regionale che dal Fondo sociale europeo. Il Consiglio europeo del 7-8 febbraio 2013 ha deciso di muovere un ulteriore passo in avanti nella lotta contro la disoccupazione giovanile proponendo l’iniziativa per l’occupazione giovanile.


Governo: da Ue dati allarmanti, temi sociali siano priorità

Ancora pessimi risultati per l’Italia sui temi economici e sociali: la commissione europea ci consegna una fotografia che vede il nostro pese al primo posto per l’andamento negativo della produttività, per la crescita accelerata del tasso di disoccupazione e per il numero di famiglie in difficoltà. La situazione, come hanno ricordato le parti sociali nel confronto con Bersani, è arrivata vicina al collasso e rischia di essere socialmente ingovernabile nei prossimi mesi. Sono urgenti provvedimenti di sostegno all’economia reale, come il pagamento dei debiti della Pa verso le imprese e lo sblocco del patto di stabilità dei comuni per gli investimenti. Così come è necessario supportare l’occupazione e i redditi delle famiglie. Temi come quelli di un piano straordinario per l’occupazione dei giovani, del finanziamento della cassa integrazione in deroga per coprire tutto il 2013 e della soluzione del problema delle centinaia di migliaia di lavoratori rimasti senza reddito a seguito della riforma Monti-Fornero, debbono essere una priorità per un’agenda di governo che abbia lo scopo di risolvere le questioni sociali più urgenti.


Governo: positivi incontri Bersani con parti sociali

Il positivo confronto di Bersani con le parti sociali dimostra che si può perseguire un obiettivo condiviso: dare un governo al paese per affrontare le emergenze economiche e sociali e per riformare la politica e le istituzioni. Pochi punti chiari da realizzare in tempi brevi evitando, in ogni caso, di andare a nuove elezioni politiche con l’attuale sistema elettorale. Un programma di governo che sappia cogliere il bisogno di sicurezza sociale, di stabilità e di trasparenza politica che i cittadini chiedono da tempo. In un momento così delicato non aiutano ‘le sparate’ di Berlusconi che propone improbabili soluzioni di governo.


Governo: molto importante apertura consultazioni a parti sociali

I dati della Confcommercio fotografano, ancora una volta, la grave emergenza sociale che sta attraversando il paese e sottolineano l’esigenza di un’azione di governo tempestiva e capace di fare scelte a sostegno delle imprese, dell’occupazione e per contrastare le nuove povertà. Per questo ci auguriamo che l’incarico a Bersani dia i suoi frutti e consegni un governo capace di agire tempestivamente sui problemi insoluti di natura politico-istituzionale ed economico-sociale. Su quest’ultimo terreno, per impedire che il paese sprofondi, a causa di scelte miopi che hanno fatto vincere in Europa la politica dell’austerità a senso unico, insistiamo sull’esigenza di rimettere in moto lo sviluppo con il pagamento dei debiti della Pa nei confronti delle imprese, con lo sblocco del patto di stabilità dei comuni e con la riduzione del cuneo fiscale per un piano straordinario di assunzione a tempo indeterminato dei giovani, degli over 45 e dei lavoratori in mobilità. Per far riprendere i consumi bisogna migliorare il potere d’acquisto delle famiglie: risolvendo il problema dei lavoratori rimasti senza reddito a causa della riforma della previdenza Monti-Fornero; sbloccando, da quest’anno, l’indicizzazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo; rinnovando nuovamente i contratti della pubblica amministrazione e quelli dei settori privati alle loro scadenze naturali; utilizzando le risorse a disposizione degli accordi aziendali di produttività; rendendo universali gli ammortizzatori sociali. Per questi obiettivi è di grande significato la scelta di Bersani di aprire le consultazioni anche ai principali soggetti sociali.


Debiti Pa: per andare oltre gli annunci serve formazione governo

Sulla restituzione del debito della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese ancora numeri e annunci, ma niente di concreto. L’appello dei presidenti di Confindustria e di Rete Imprese Italia è sacrosanto: se le imprese non incassano, resteremo in recessione e chiuderanno i battenti anche le aziende che hanno buoni portafogli di ordini. Bisogna capire che non si può più aspettare. Rimandare questo problema condanna l’economia e l’occupazione. Anche per questo è necessario che si formi al più presto un governo che affronti i problemi economico-sociali. Ci vuole senso di responsabilità per il bene del Paese e va sgombrato il campo da tatticismi politici e interessi dipartito. Alzare continuamente la posta come fa il M5S non favorisce la soluzione dei problemi ma la allontana.


Lavoro: mancano molte risorse per ammortizzatori sociali in deroga

L’incontro tra governo, regioni e sindacati sul tema degli ammortizzatori sociali in deroga non ha ancora risolto definitivamente il problema. Anche se sono stati sbloccati altri 260 milioni di euro per il 2013, da ripartire tra le regioni, e anche se l’Inps ha fornito assicurazioni circa la copertura di tutte le domande presentate dai lavoratori nel 2012, mancano ancora all’appello molte risorse. E’ uno stillicidio esasperante che deve trovare una sua conclusione, visto l’aggravarsi della situazione occupazionale e dell’emergenza sociale. Secondo le stime di regioni e sindacati mancano, per il 2013, almeno 900 milioni di euro perché l’attuale disponibilità di risorse potrebbe coprire il fabbisogno solo fino al mese di luglio. Questa situazione sottolinea l’esigenza che si formi rapidamente un governo in grado di affrontare le drammatiche emergenze sociali: non è tollerabile che centinaia di migliaia di persone, a causa dell’esaurimento degli ammortizzatori sociali, rimangano senza reddito. L’Italia si deve dotare, come gli altri paesi europei, di tutele universali visto che, con l’ultima riforma, è aumentata bruscamente l’età pensionabile. Un errore che va corretto.