La proposta del presidente dell’Eurogruppo di introdurre in tutti i Paesi europei un salario minimo dovrebbe rientrare tra le priorità di un governo a guida progressista, ma prima è necessario rivedere le riforme Fornero. L’Europa si rende conto da sola che l’eccesso di politiche rigoriste e monetariste hanno portato all’ingiustizia sociale e ha capito che serve una marcia indietro mi auguro che questa proposta possa far parte del programma di governo dei riformisti, ma per farlo bisogna correggere le riforme Fornero delle pensioni e del mercato del lavoro. Junker pone un problema essenziale che è quello della perdita progressiva del potere d’acquisto delle categorie più deboli. Da noi il blocco dei contratti della pubblica amministrazione o il blocco delle indicizzazioni sono scelte pubbliche che hanno finito per impoverire i lavoratori e i pensionati.
Non so se la risposta sia quella di creare un salario minimo, ma di certo vanno stabiliti degli standard minimi per chi non è tutelato da un contratto nazionale. Non sono contrario al salario minimo per chi non è tutelato da un contratto nazionale di riferimento ma allo stesso tempo bisogna lavorare per indicizzare le pensioni sbloccando l’attuale tetto.
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Crisi: dati Istat inquietanti, necessaria rivalutazione salari e pensioni
I dati Istat relativi al calo del potere d’acquisto delle famiglie sono inquietanti. Confermano che, per la politica, il punto di partenza non può che essere una rivalutazione dei salari e delle pensioni. Per raggiungere questo obiettivo il nostro programma di Governo dovrà prevedere, già a partire dal 2013, lo sblocco delle indicizzazioni delle pensioni oltre la soglia di tre volte il minimo. Inoltre, andranno utilizzate le risorse stanziate per gli accordi aziendali di produttività, oltre due miliardi di euro nel prossimo biennio, e favoriti i rinnovi dei contratti nazionali di categoria. La ripresa dei consumi delle famiglie è parte fondamentale per riportare il paese sulla strada della crescita. Per questo dobbiamo sostenere l’Agenda Bersani che, pur non abbassando la guardia sul rigore, si ripromette di dare impulso allo sviluppo dell’economia nel solco dell’equità sociale.
Crisi: per uscirne rafforzare potere acquisto famiglie
Nonostante la recessione economica ed il calo dei consumi, l’inflazione non accenna a fermare la sua corsa. E’ in aumento l’indice generale, salito al 3%, ma ancor più grave è quello del cosiddetto ‘carrello della spesa’, che ha registrato un aumento del 4,3% su base annua. Si tratta di prodotti popolari, di largo consumo e prevalentemente alimentari che interessano le famiglie più disagiate.
Se vogliamo ridare una spinta all’economia attraverso la ripresa dei consumi e ridare senso al tema dell’equità sociale, occorre pensare in modo prioritario al rafforzamento potere d’acquisto delle famiglie. Per questo motivo insistiamo sulla necessita’ che con il prossimo governo si provveda, già a partire da quest’anno, al ripristino della indicizzazione delle pensioni oltre la soglia di tre volte il minimo.
In caso contrario, avremo un ulteriore perdita di potere d’acquisto dei redditi medio bassi, già pesantemente colpiti dalla crisi. Ridare valore agli assegni pensionistici, attraverso la concertazione con i sindacati dei pensionati e favorire il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro e degli accordi aziendali di produttività, è una strada obbligata per uscire positivamente dalla recessione dell’economia.
Mercoledì 2 gennaio, vi segnaliamo in edicola:
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Pensioni: via blocco indicizzazione, aggrava crisi
A seguito della riforma Fornero, anche per il 2013 rimane il blocco dell’indicizzazione delle pensioni di importo superiore a 3 volte il minimo. Questa situazione ha un forte impatto negativo sul potere d’acquisto delle pensioni medio-basse e crea in aggiunta un effetto di calo dei consumi. Significa che oltre 6 milioni di pensionati resteranno esclusi da qualsiasi rivalutazione dell’assegno pensionistico mentre l’inflazione si farà sentire.
E’ un altro errore che andrebbe corretto già a partire dall’anno in corso, ripristinando l’indicizzazione anche per importi pensionistici superiori. Si tratta di una modifica indispensabile per riportare il Paese sulla giusta strada, cioè quella che accanto al rigore si prefigga di perseguire la crescita e l’equità sociale.











