I dati Istat confermano un trend negativo per l’occupazione. Il prolungarsi della crisi impone al prossimo governo un cambio di passo: basta con le politiche di solo rigore, occorre puntare alla crescita e all’equità sociale. La riforma del mercato del lavoro va corretta: occorre ridurre il numero dei contratti precari e puntare al contratto di apprendistato per il primo impiego dei giovani. Dobbiamo, inoltre, proseguire sulla strada già intrapresa al tempo del governo Prodi, quella di far costare meno il lavoro stabile attraverso incentivi all’impresa ed una diminuzione strutturale del costo del lavoro. Infine, per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali dobbiamo adeguarli alla attuale situazione di recessione dell’economia e di aumento della disoccupazione. Le protezioni sociali debbono durare più a lungo e la cassa integrazione in deroga va rifinanziata. In questa ottica, occorre che il nuovo governo preveda un piano straordinario di occupazione per i giovani.
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Crisi: peggiora la vita degli italiani, le responsabilità del centrodestra
Quello che colpisce dei dati dell`Istat è il peggioramento della qualità della vita degli italiani. Aumenta la povertà che coinvolge oltre l`11% delle famiglie e aumenta il lavoro nero che rappresenta il 12% del totale. Sbaglieremmo a pensare che questi dati siano il frutto di una situazione recente. Questo non è assolutamente vero, nonostante le dichiarazioni di Berlusconi che attribuisce al suo governo addirittura l`aumento dell`occupazione. In realtà l`Istat ci dice che la disoccupazione giovanile è aumentata anno dopo anno dal 2008, raggiungendo la quota del 30% nel 2011 per poi compiere un ulteriore balzo lo scorso anno. I cattivi risultati arrivano dunque da lontano e portano in primo luogo la responsabilità del centro destra: occorre cambiare rotta, collegando alla politica del rigore una scelta a sostegno dello sviluppo e dell`equità sociale.
BANKITALIA: dati allarmanti, serve Agenda Bersani
I dati di Bankitalia testimoniano drammaticamente che la politica del solo rigore ha avuto effetti negativi e perversi sull’andamento dell’economia. Allarma il fatto che Bankitalia dichiari che gli ‘effetti della recessione non si sono finora riflessi in una caduta dell’occupazione’. Questo ci dice che ancora nel 2014 il livello di disoccupazione, soprattutto quella giovanile, tenderà ancora a crescere. Per questo occorre una politica di discontinuità rispetto a quella del passato governo: la soluzione non è l’agenda Monti ma quella di Bersani che si propone di abbinare alla politica del rigore quella dello sviluppo e dell’equità sociale.
Elezioni: 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro? da Berlusconi propaganda bugiarda
A proposito dell’azione del suo governo Berlusconi fa propaganda bugiarda. Così commento l’intervista di Silvio Berlusconi ad Euronews nel corso della quale ha detto che nel suo governo sono stati creati ‘1,5 milioni di nuovi posti di lavoro’ e che ‘la disoccupazione era stata abbattuta’. Dire che in quel periodo l’occupazione è aumentata è un’offesa alla verità e al buon senso: gli vogliamo ricordare che tra il 2009 e il 2010, 863mila lavoratori hanno perso il loro impiego e che sono stati cancellati ben 533 mila posti di lavoro. Aggiungiamo inoltre che la sua eredità, tra collaboratori a progetto ed occasionali, contratti a termine ed in somministrazione, false partite Iva e professionisti senza tutele, riguarda 7 milioni di persone che vivono con rapporti di lavoro precario. Grazie alle politiche del centro destra le nuove assunzioni e i contratti a tempo indeterminato sono progressivamente diminuiti fino a toccare la soglia minima del 20% del totale, e si tratta soprattutto di giovani. Infine, il governo Berlusconi si è distinto per aver reintrodotto forme di lavoro precario (che erano state cancellate dal governo Prodi) quali il lavoro a chiamata e lo staff leasing, e di aver cancellato la tutela delle giovani lavoratrici dall’ignobile pratica delle dimissioni in bianco.
Lavoro: dati disoccupazione fanno tremare vene, stop a politiche solo rigore
I dati sulla disoccupazione presentati oggi dall’Istat fanno tremare le vene dei polsi e dimostrano, ancora una volta, l’incapacità delle sole politiche del rigore di rilanciare l’economia. Serve una nuova politica industriale, che sappia far crescere il paese nel segno dello sviluppo di qualità e dell’equità sociale, e interventi per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie e ridare fiato ai consumi.
Questo è il punto centrale dell’Agenda Bersani con cui il Pd si candida a governare il paese. E’ necessario abbandonare la sola politica del rigore che ci consegnerebbe inevitabilmente alla recessione dell’economia e all’aumento della disoccupazione e delle ingiustizie sociali.
Crisi: da Inps dati allarmanti, abbandonare politiche rigoriste per scongiurare recessione
Come avevamo previsto, il consuntivo 2012 delle ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps si attesta sul miliardo e cento milioni di ore. Una cifra analoga a quella raggiunta nel 2010, quando il culmine della crisi ci ha portato ad un miliardo e duecento milioni di ore. Sono numeri allarmanti che corrispondono ad oltre cinquecento mila lavoratori a zero ore per un anno intero e dimostrano il permanere di una crisi economica che produrrà nel 2013 enormi problemi di carattere sociale. Per questo, si renderà necessario indirizzare le politiche del prossimo esecutivo, come indica l’agenda Bersani, verso un deciso sostegno alla crescita e allo stato sociale. I punti essenziali di un programma riformista debbono essere: politica industriale, ammortizzatori sociali adeguati alla crisi, soluzione del problema dei lavoratori rimasti senza reddito a seguito della riforma previdenziale del ministro Fornero, adeguamento delle pensioni all’andamento del costo della vita ed incentivi per l’occupazione dei giovani e contro la precarietà. Senza questi contenuti la sola politica del rigore ci consegnerebbe inevitabilmente alla recessione dell’economia e all’aumento della disoccupazione e delle ingiustizie sociali.
Governo: Ichino sbaglia su agenda Bersani
L’agenda Bersani, al contrario di quanto afferma Pietro Ichino, è l’unica proposta in grado di far svolgere all’Italia una politica di livello europeo. Va abbandonata la logica del puro rigore che ci porta inevitabilmente verso la strada della recessione e della disoccupazione. Il risanamento del debito pubblico è ancora necessario ma va accompagnato a una politica che guardi alla crescita e alla equità sociale. Per quanto riguarda la politica industriale, le pensioni e il mercato del lavoro andranno apportate importanti correzioni alle riforme del governo Monti per risolvere i problemi di iniquità sociale che esse hanno determinato.





