Sviluppo: vanno cancellate norme su pensioni ai dirigenti e mobilità

piani-sviluppoL’ultima trovata dell’anno da parte del governo è stata quella di introdurre emendamenti al decreto sviluppo senza passare dal vaglio e dal voto della commissione di merito. E’ accaduto al Senato con due modifiche che concedono lo scivolo alla pensione ai dirigenti di azienda e la possibilità per le imprese di derogare dall’obbligo di dare la precedenza, in caso di assunzioni, ai lavoratori messi in mobilità dalle stesse imprese. Queste norme vanno cancellate anche perché rappresentano il segno di una scelta iniqua, contraddittoria e controproducente su una materia estremamente delicata come quella del passaggio dal lavoro alla pensione, oggetto di una lunga battaglia politica tra governo e parlamento.



Governo: irresponsabilità Pdl lascia allibiti

aula-senatoLa totale irresponsabilità del PDL ci lascia tutti allibiti. In questo modo si rendono inutili i pesanti sacrifici fin qui sostenuti per uscire dalla crisi e si rischia di riconsegnare il Paese a quello stato di incertezza nel quale Berlusconi ci aveva lasciato lo scorso anno. Il centrodestra ci vuole rimandare in quel baratro dal quale eravamo usciti con grande fatica. Il leale impegno del Partito democratico, nei confronti del governo, non verrà a mancare data la difficile situazione economica e sociale del Paese che richiede alla politica il massimo senso di responsabilità.


Ilva: bene accelerazione su Dl, ci sono condizioni per ripresa attività

Bene il governo che accelera sul decreto Ilva. Vedremo domani il testo che uscirà dal consiglio dei Ministri. Ma sulla base delle dichiarazioni avvenute al tavolo del confronto, ci sono tutti i presupposti per la ripresa dell’attività produttiva e per il risanamento ambientale. Ci auguriamo che questo orientamento venga confermato e si possa sbloccare questa drammatica situazione ridando serenità ai lavoratori e alle loro famiglie.


Ue: basta politiche rigoriste, serve cambio di passo verso sviluppo e occupazione

Il tema dell’occupazione e delle tutele sociali deve essere al centro dell’azione del Governo in Italia ed in Europa. La situazione di crisi economica persiste e non consente di abbassare la guardia. Abbiamo alle volte il sospetto che la gravità della situazione non sia ben compresa. All’innalzamento del tasso di disoccupazione ed all’aumento della cassa integrazione, si sommano nuove emergenze: i lavoratori precari della pubblica amministrazione che rischiano di perdere il lavoro entro la fine dell’anno, la mancanza di risorse per la cassa integrazione in deroga e per i contratti di solidarietà nel 2013 e i lavoratori che, nonostante il passo avanti compiuto nella legge di stabilità, corrono il rischio di rimanere senza reddito nel corso dei prossimi anni. Le sole politiche del rigore non sono in grado di dare risposte a queste emergenze. Dopo il rinvio di oggi, la discussione sul bilancio europeo deve diventare la sede dove far pesare, in sede comunitaria, la richiesta di un cambio di passo verso politiche di sviluppo e occupazione. Altrimenti è alto il rischio di un aumento delle tensioni sociali.


Eutelia: il Governo proceda al commissariamento

Alcune situazione aziendali stanno toccando il fondo. Tra queste l’Eutelia, che vede le dimissioni dei vertici aziendali. Occorre che il governo agisca con tempestivita’, procedendo verso la strada del commissariamento, per impedire la dispersione di un patrimonio tecnologico e di risorse professionali. E’ giunto il momento di riprendere un’iniziativa sui temi di una politica industriale con risorse dedicate ai settori strategici per non rincorrere, di volta in volta, le singole situazioni di crisi.


Pensioni: Quelle dei giovani saranno da fame, il governo intervenga

Secondo i dati emersi dal numero odierno di ‘Repubblica’, i giovani con un lavoro avranno a fine carriera una pensione che potrebbe variare dal 50 al 77% dell’ultima retribuzione. Questa decurtazione potrebbe derivare dal persistere di lunghi periodi di precarieta’ nel corso della carriere lavorativa, a causa di contratti a progetto o a tempo determinato, e il risultato minimo e massimo dipendera’ dall’eta’ di uscita verso la pensione (60 o 65 anni).Questi dati non tengono ovviamente conto di un peggioramento che potrebbe derivare da periodi di lavoro nero, che pure interessano una quota crescente di mercato del lavoro. Non e’ un caso che il protocollo del 23 luglio 2007, stipulato al tempo del governo Prodi, abbia previsto, accanto alla rideterminazione dei coefficienti di trasformazione utili per calcolare la pensione, anche l’esigenza di individuare meccanismi di tutela delle pensioni piu’ basse e di solidarieta’ e garanzia per portare il tasso di sostruzione ad un livello non inferiore al 60%. E’ dall’applicazione integrale di quel protocollo che bisogna ripartire se si vuole dare una giusta prospettiva pensionistica alle giovani generazioni