E’ positiva la nota del direttore generale dell’Inps, Mauro Nori, nella quale si conferma l’interpretazione dell’istituto di previdenza a proposito degli assegni per la pensione di inabilità civile al 100%. Nella nota, infatti, si specifica che si ‘continuerà a far riferimento al reddito personale dell’invalido e pertanto non a quello del nucleo familiare. Si tratta di un importante chiarimento che avevamo richiesto come Pd, perché per noi sarebbe stato inaccettabile far pagare, ancora una volta, alle persone più deboli il prezzo dei tagli alla spesa sociale. Del resto, si sarebbe creata una situazione paradossale e di ingiustizia sociale dal momento che per l’invalidità civile parziale non si è mai messo in discussione il principio del reddito individuale cosa che sarebbe stata invece fatta per gli invalidi totali. La difesa dello stato sociale è per noi una priorità ed è centrale nel programma con cui il Pd si candida a governare il paese.
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Crisi: servono politiche che diano vigore a consumi
Secondo Confesercenti il 41% degli italiani non arriva a fine del mese. Se questo sondaggio dovesse trovare riscontro nella realtà si tratterebbe di un dato altamente drammatico. Se non si dà una scossa positiva all`economia e lavoro avremo di fronte a noi un lungo periodo di recessione. Questo conferma la necessità di un cambio di rotta nelle politiche che riguardano il nostro Paese e l`Europa. Ormai, anche gli alfieri del liberismo, hanno riconosciuto di aver favorito politiche che hanno portato a eccessi di austerità e quindi prodotto danni. Convinciamoci, dunque, che, accanto al rigore sui conti, per uscire da questa situazione occorre far riprendere vigore ai consumi. La politica s`impegni a migliorare il potere d`acquisto di pensioni e retribuzioni. Si pongano le base per il superamento del tetto all`indicizzazione delle pensioni, si favorisca il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro e si utilizzino le risorse stanziate per gli accordi aziendali di produttività.
Lavoro: dati disoccupazione fanno tremare vene, stop a politiche solo rigore
I dati sulla disoccupazione presentati oggi dall’Istat fanno tremare le vene dei polsi e dimostrano, ancora una volta, l’incapacità delle sole politiche del rigore di rilanciare l’economia. Serve una nuova politica industriale, che sappia far crescere il paese nel segno dello sviluppo di qualità e dell’equità sociale, e interventi per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie e ridare fiato ai consumi.
Questo è il punto centrale dell’Agenda Bersani con cui il Pd si candida a governare il paese. E’ necessario abbandonare la sola politica del rigore che ci consegnerebbe inevitabilmente alla recessione dell’economia e all’aumento della disoccupazione e delle ingiustizie sociali.
Governo: Ichino sbaglia su agenda Bersani
L’agenda Bersani, al contrario di quanto afferma Pietro Ichino, è l’unica proposta in grado di far svolgere all’Italia una politica di livello europeo. Va abbandonata la logica del puro rigore che ci porta inevitabilmente verso la strada della recessione e della disoccupazione. Il risanamento del debito pubblico è ancora necessario ma va accompagnato a una politica che guardi alla crescita e alla equità sociale. Per quanto riguarda la politica industriale, le pensioni e il mercato del lavoro andranno apportate importanti correzioni alle riforme del governo Monti per risolvere i problemi di iniquità sociale che esse hanno determinato.
Legge di Stabilità: bene aumento ammortizzatori sociali
Il progressivo incremento delle risorse destinate alla cassa integrazione in deroga rappresenta sicuramente una risposta positiva alla situazione di crisi. L’emendamento dei relatori alla legge di stabilità porta la cifra complessiva ad oltre 1,7 mld di euro: ci avviciniamo positivamente al prevedibile fabbisogno del 2013 stante il perdurare della situazione di recessione dell’economia italiana.
La risposta del Senato è tanto più positiva perché coglie le preoccupazioni, particolarmente espresse dal Pd e dalle parti sociali, relative all’aumento della cassa integrazione ordinaria, straordinaria ed in deroga per il 2012.
Le nostre previsioni, per la fine dell’anno, ci dicono infatti che sfioreremo 1 miliardo e 100 milioni di ore autorizzate, quasi quanto si totalizzò nel 2010 che fu l’anno peggiore per l’utilizzo di cassa integrazione.
Inoltre, è necessario segnalare il fatto che la cassa integrazione in deroga rappresenta nel 2012 oltre il 33% delle ore autorizzate, ben 3 punti in piu’ rispetto al 2010. Da qui l’esigenza di concentrare i nostri soldi per le tutele sociali e per la difesa dell’occupazione.
Ue: basta politiche rigoriste, serve cambio di passo verso sviluppo e occupazione
Il tema dell’occupazione e delle tutele sociali deve essere al centro dell’azione del Governo in Italia ed in Europa. La situazione di crisi economica persiste e non consente di abbassare la guardia. Abbiamo alle volte il sospetto che la gravità della situazione non sia ben compresa. All’innalzamento del tasso di disoccupazione ed all’aumento della cassa integrazione, si sommano nuove emergenze: i lavoratori precari della pubblica amministrazione che rischiano di perdere il lavoro entro la fine dell’anno, la mancanza di risorse per la cassa integrazione in deroga e per i contratti di solidarietà nel 2013 e i lavoratori che, nonostante il passo avanti compiuto nella legge di stabilità, corrono il rischio di rimanere senza reddito nel corso dei prossimi anni. Le sole politiche del rigore non sono in grado di dare risposte a queste emergenze. Dopo il rinvio di oggi, la discussione sul bilancio europeo deve diventare la sede dove far pesare, in sede comunitaria, la richiesta di un cambio di passo verso politiche di sviluppo e occupazione. Altrimenti è alto il rischio di un aumento delle tensioni sociali.
SUI PRECARI IL GOVERNO PERSEVERA NELL’ERRORE
Non solo la manovra finanziaria conferma la sua incapacita’ di aiutare lo sviluppo del paese perché non prevede di incrementare i consumi interni tramite il potenziamento del potere di acquisto delle pensioni e delle retribuzioni ma si conferma anche la vocazione del governo a perseverare nell’errore. Sulla norma anti-precari il governo si ostina per bocca del ministro Sacconi a non voler prendere in considerazione la necessita’ di cancellare una norma chiaramente incostituzionale. Continua a leggere





