I dati Istat confermano un trend negativo per l’occupazione. Il prolungarsi della crisi impone al prossimo governo un cambio di passo: basta con le politiche di solo rigore, occorre puntare alla crescita e all’equità sociale. La riforma del mercato del lavoro va corretta: occorre ridurre il numero dei contratti precari e puntare al contratto di apprendistato per il primo impiego dei giovani. Dobbiamo, inoltre, proseguire sulla strada già intrapresa al tempo del governo Prodi, quella di far costare meno il lavoro stabile attraverso incentivi all’impresa ed una diminuzione strutturale del costo del lavoro. Infine, per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali dobbiamo adeguarli alla attuale situazione di recessione dell’economia e di aumento della disoccupazione. Le protezioni sociali debbono durare più a lungo e la cassa integrazione in deroga va rifinanziata. In questa ottica, occorre che il nuovo governo preveda un piano straordinario di occupazione per i giovani.
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BANKITALIA: dati allarmanti, serve Agenda Bersani
I dati di Bankitalia testimoniano drammaticamente che la politica del solo rigore ha avuto effetti negativi e perversi sull’andamento dell’economia. Allarma il fatto che Bankitalia dichiari che gli ‘effetti della recessione non si sono finora riflessi in una caduta dell’occupazione’. Questo ci dice che ancora nel 2014 il livello di disoccupazione, soprattutto quella giovanile, tenderà ancora a crescere. Per questo occorre una politica di discontinuità rispetto a quella del passato governo: la soluzione non è l’agenda Monti ma quella di Bersani che si propone di abbinare alla politica del rigore quella dello sviluppo e dell’equità sociale.
La passione per osare, l’esperienza per riuscirci
La passione per osare, l’esperienza per riuscirci.
E’ sulla base di questi due punti di forza – la passione e l’esperienza – che ho deciso di presentare la mia candidatura alle primarie di Torino per la scelta dei parlamentari del Partito Democratico. Dopo due anni da ministro del Lavoro e quasi cinque da capogruppo Pd alla Commissione lavoro della Camera, chiedo che mi sia rinnovata la fiducia per portare a compimento quei progetti – dalla lotta alla precarietà a una più equa e moderna disciplina delle pensioni, da nuove regole sulla rappresentanza e la rappresentatività sindacale a iniziative a sostegno dell’occupazione, soprattutto dei giovani e delle donne – che sono ancora in cammino.
Abbiamo alle spalle anni difficili e difficili saranno anche gli anni a venire. Dopo i disastri di Berlusconi, il governo Monti ha avuto il merito di mettere in sicurezza i conti pubblici e di far riconquistare all’Italia il ruolo e il prestigio perduti in campo internazionale, anche se ha ecceduto nella strada del rigore.
Adesso occorre cambiare rotta, perché i sacrifici che gli italiani sono stati chiamati a sostenere non devono essere vanificati dalla mancanza di concrete prospettive di sviluppo.
Sono necessarie politiche che rompano la spirale recessiva e diano impulso allo sviluppo economico e produttivo e ritrovino la strada dell’equità sociale. Servono scelte che favoriscano la crescita – quantitativa e qualitativa – dell’occupazione; abbiamo bisogno di governanti che, con la loro opera quotidiana, siano in grado di restituire fiducia ai cittadini.
In questi cinque anni sono stato promotore di iniziative – in alcuni casi di vere e proprie battaglie – a difesa dei lavoratori, dei pensionati, dei precari, dei cassintegrati.
- Mi sono battuto, in Commissione Lavoro e in Aula, per garantire con proposte e provvedimenti di legge una copertura previdenziale alle decine di migliaia di lavoratori (fra di essi i cosiddetti esodati) che, a causa della riforma Fornero, rischiavano (e in buon numero ancora rischiano) di restare senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e senza pensione.
- Sono stato promotore di iniziative legislative e parlamentari per sbloccare la situazione degli oltre 70mila vincitori di concorso pubblico, per lo più giovani, che non hanno ottenuto il posto di lavoro, conquistato con merito e fatica, a causa delle politiche restrittive per le assunzioni nella pubblica amministrazione.
- In materia previdenziale, contro le rigidità introdotte dai governi Berlusconi e Monti, ho proposto un disegno di legge per introdurre una scelta flessibile nell’uscita dal lavoro verso la pensione. Sono fautore dellanecessità di un’azione di revisione, nel segno di una maggiore equità, della riforma Fornero.
- Sono promotore di un “Pacchetto giovani” finalizzato alla riduzione della precarietà del lavoro attraverso agevolazioni per la conversione dei rapporti di collaborazione a tempo determinato in contratti di lavoro stabili, alla promozione dell’auto imprenditorialità giovanile (e femminile), alla regolamentazione del tirocinio formativo, dello stage e della pratica professionale (anche mettendo fine alla loro gratuità) e alla costruzione – anche attraverso un’effettiva totalizzazione contributiva – di una futura, dignitosa, rendita pensionistica.
- Sono estensore di uno Statuto dei lavori autonomi avente come punticardinela semplificazione per l’avvio dell’attività, l’agevolazione fiscale per i giovani fino a 35 anni e i disoccupati di lunga durata, la promozione di servizi pubblici di consulenza e la tutela del reddito in situazioni di crisi e di inoccupazione.
- Mi sono battuto (con successo) perché venisse finalmente portata a conclusione la vicenda dell’anticipazione dell’età del pensionamento per i lavoratori impiegati in lavori usuranti.
Iniziative e proposte con un solo obiettivo e un denominatore comune: favorire l’occupazione, difendere e promuovere la dignità e la qualità del lavoro.
E’ da qui che vi chiedo la fiducia per ripartire.
Cesare Damiano
Pensioni: Quelle dei giovani saranno da fame, il governo intervenga
Secondo i dati emersi dal numero odierno di ‘Repubblica’, i giovani con un lavoro avranno a fine carriera una pensione che potrebbe variare dal 50 al 77% dell’ultima retribuzione. Questa decurtazione potrebbe derivare dal persistere di lunghi periodi di precarieta’ nel corso della carriere lavorativa, a causa di contratti a progetto o a tempo determinato, e il risultato minimo e massimo dipendera’ dall’eta’ di uscita verso la pensione (60 o 65 anni).Questi dati non tengono ovviamente conto di un peggioramento che potrebbe derivare da periodi di lavoro nero, che pure interessano una quota crescente di mercato del lavoro. Non e’ un caso che il protocollo del 23 luglio 2007, stipulato al tempo del governo Prodi, abbia previsto, accanto alla rideterminazione dei coefficienti di trasformazione utili per calcolare la pensione, anche l’esigenza di individuare meccanismi di tutela delle pensioni piu’ basse e di solidarieta’ e garanzia per portare il tasso di sostruzione ad un livello non inferiore al 60%. E’ dall’applicazione integrale di quel protocollo che bisogna ripartire se si vuole dare una giusta prospettiva pensionistica alle giovani generazioni
Stasera al cinema Aquila di Roma, il documentario “Caro Parlamento”
Apc-Cinema/ Giovani e il lavoro: esce il documentario “Caro Parlamento”. La proiezione avverrà stasera al Nuovo Cinema Aquila di Roma. Prodotto dalla Jean Vigo Italia e presentato all’ultima edizione del Festival “Cinema e Lavoro” di Terni dove ha ricevuto applausi a scena aperta, “Caro Parlamento” – che verrà proiettato questa sera alle 20.30 al Nuovo Cinema Aquila di Roma – è un documentario sui giovani e il lavoro nell’Italia di oggi. Sviluppato in un arco narrativo di 9 differenti capitoli, presentati sotto forma di favole, “Caro Parlamento” è stato realizzato selezionando e intervistando 158 cittadini italiani di età compresa tra i 20 e i 40 anni.
“Caro Parlamento” che ha ricevuto l’apprezzamento e il sostegno morale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha l’ambizione di dare un volto al problema del precariato e alle sue tante implicazioni. Tante e urgenti le domande poste dai protagonisti del documentario, rappresentativi di una parte della società italiana che oggi ha meno di 40 anni. Prendendo spunto dai primi articoli della Costituzione, il documentario ne indaga la messa in atto e le promesse non mantenute, anche con l’obiettivo di riannodare il filo tra giovani e istituzioni. La proiezione verrà aperta da un incontro-dibattito a cui prenderanno parte oltre al regista Giacomo Faenza, anche l’on.Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e Roberto Arditti, direttore editoriale del quotidiano Il Tempo. La proiezione è aperta al pubblico ed è gratuita.
Inizio alle 20.30 (stasera, martedì 16 dicembre al Nuovo Cinema Aquila Via Aquila 66/74, Roma).
Aiutare i giovani ad entrare stabilmente nel mondo del lavoro
Per aiutare i giovani a uscire dalla trappola del precariato abbiamo introdotto forme di stabilizzazione dell’occupazione, sia nel settore privato – ad esempio l’importante accordo per i 22 mila lavoratori dei call center -sia nel settore pubblico. Il ricorso alle collaborazioni a progetto è stato disincentivato attraverso l’innalzamento dei contributi previdenziali, prima dal 18% al 23% e adesso dal 23% al 26%; inoltre è stata estesa la tutela della maternità e della salute anche ai lavoratori atipici. Sono stati eliminati rapporti di lavoro particolarmente precarizzanti come il job on call e lo staff leasing. Abbiamo fissato un tetto al rinnovo dei contratti a tempo determinato per evitarne l’abuso. Con il protocollo sul welfare sono stati stanziati 40 miliardi di euro per lo Stato sociale per i prossimi dieci anni, con l’obiettivo primario di rendere più trasparente e inclusivo il mercato del lavoro.
Come rendere più moderno il mercato del lavoro e aiutare i lavoratori in difficoltà.
Per il Partito Democratico la parola d’ordine è “buona flessibilità”. Per rendere i sostegni al reddito di chi lavora più efficienti, è necessario che la riforma degli ammortizzatori sociali venga accompagnata da un generale miglioramento delle politiche attive del lavoro attraverso il potenziamento dei servizi per l’impiego, una formazione permanente in linea con le esigenze delle imprese, e la rimodulazione degli incentivi economici finalizzati all’inserimento lavorativo. Il welfare che proponiamo poggia sull’educazione per favorire la mobilità sociale, su una spesa pubblica più razionale – “spendere meglio spendere meno” – su un fisco che non opprima e premi i contribuenti leali – “pagare meno, pagare tutti”.





