Se, anziché abolire i sindacati, abolissimo Grillo? Questa è l’unica risposta possibile e provocatoria alle proposte demenziali del leader del M5S. Con la demagogia e il populismo non si va da nessuna parte e non si creano le condizioni per far uscire l’Italia dalla crisi che sta attraversando. E’ compito del Partito democratico riportare i contenuti della politica a proposte serie di riforma, a partire dal ripristino della concertazione con le parti sociali, strumento con il quale si può realizzare un patto sociale per lo sviluppo.
Una concertazione pragmatica, per obiettivi, capace di correggere le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro e di dare impulso ad una politica industriale di sostegno all’innovazione dei settori produttivi strategici. Per raggiungere questi obiettivi, il ruolo dei sindacati che rappresentano il lavoro e l’impresa è come sempre decisivo.
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Lavoro: salario minimo UE? Guardare ai non tutelati
Quando si parla di salario minimo bisogna riferirsi a quei milioni di lavoratori che non sono tutelati da un contratto nazionale: penso ai lavoratori a progetto per i quali ci siamo battuti, già nel corso del confronto sulla riforma del mercato del lavoro, riuscendo ad introdurre il principio di un’equa retribuzione riferita ai contratti nazionali. E’ questa la giusta direzione, quella che sa distinguere una prescrizione legislativa dall’autonoma contrattazione sindacale che ha sempre saputo definire i livelli salariali dei lavoratori.
Salario minimo: prima correggere riforma Fornero
La proposta del presidente dell’Eurogruppo di introdurre in tutti i Paesi europei un salario minimo dovrebbe rientrare tra le priorità di un governo a guida progressista, ma prima è necessario rivedere le riforme Fornero. L’Europa si rende conto da sola che l’eccesso di politiche rigoriste e monetariste hanno portato all’ingiustizia sociale e ha capito che serve una marcia indietro mi auguro che questa proposta possa far parte del programma di governo dei riformisti, ma per farlo bisogna correggere le riforme Fornero delle pensioni e del mercato del lavoro. Junker pone un problema essenziale che è quello della perdita progressiva del potere d’acquisto delle categorie più deboli. Da noi il blocco dei contratti della pubblica amministrazione o il blocco delle indicizzazioni sono scelte pubbliche che hanno finito per impoverire i lavoratori e i pensionati.
Non so se la risposta sia quella di creare un salario minimo, ma di certo vanno stabiliti degli standard minimi per chi non è tutelato da un contratto nazionale. Non sono contrario al salario minimo per chi non è tutelato da un contratto nazionale di riferimento ma allo stesso tempo bisogna lavorare per indicizzare le pensioni sbloccando l’attuale tetto.
Governo: 2012 si conclude con record di Cassa Integrazione
Il 2012 sta per concludersi e ci porta 1 miliardo e 100 milioni di ore autorizzate di cassa integrazione. Per questo è fondamentale un programma di governo che assuma la centralità dell’occupazione, dello Stato sociale e della crescita del paese. Per raggiungere questi obiettivi occorre un cambio di passo rispetto al governo Monti ed una correzione delle riforme della previdenza e del mercato del lavoro e l’assunzione di chiari obiettivi di politica industriale a sostegno dei settori strategici dell’economia. L’agenda Bersani va in questa direzione e diventa un essenziale punto di riferimento per la costruzione di un programma di governo del centro sinistra che guardi all’Europa
Lavoro: dare ascolto ad allarme CGIL su precari e cig
L’allarme della Cgil sui precari va ascoltato. Il rischio di interruzione del lavoro alle prossime scadenze dei contratti temporanei è reale. Si tratta di mezzo milione di persone in difficoltà. A questo si aggiunge il problema che, al prolungamento della crisi, corrisponde la crescita della cassa integrazione che arriverà ad un miliardo e cento milioni di ore autorizzate alla fine del 2012. Il nuovo Governo dovrà avere come punti fondamentali della sua azione la correzione delle riforme delle pensioni e del mercato del lavoro per evitare una crescita della disoccupazione.
Istat: dati confermano grave eredità lasciata da Berlusconi
I dati Istat certificano l’esistenza di una grave crisi occupazionale già nel corso del 2011. Risulta chiaro, in questo modo, che l’eredità lasciata dal governo Berlusconi è stata pesante anche sul terreno sociale. Balza agli occhi come in quell’anno oltre un milione di disoccupati avesse una età inferiore ai 35 anni e come nel Mezzogiorno poco più di 6 donne ogni dieci in età lavorativa non partecipasse al mercato del lavoro. Anche per quanto riguarda la durata della disoccupazione si registra il fatto che nel 2011 quella di lunga durata sia arrivata al 51,3%. Questi dati dell’annuario Istat testimoniano l’esistenza di una Italia malata, incapace di dare risposte al tema fondamentale del lavoro, soprattutto per quella parte debole rappresentata da giovani, donne e Mezzogiorno. Il Pd continuerà la sua battaglia per una politica di sviluppo e di difesa dalla disoccupazione, consapevole che il 2013 continuerà ad essere un anno molto difficile con gravi rischi di una crescente tensione sociale.
Inps: adeguare il potere d’acquisto per i pensionati
I dati Inps confermano l’addensamento verso il basso della platea dei pensionati. Oltre la metà di essi ha una pensione sotto i mille euro al mese. Si tratta di cifre che evidenziano il grado assai elevato di ingiustizia sociale presente nel Paese. La mancanza, ormai da anni, di interventi di adeguamento del potere d’acquisto dei pensionati, accanto ad indicizzazioni parziali o del tutto mancanti, come avviene nel 2012 e nel 2013 per importi superiori a tre volte il minimo, contribuiscono a creare una situazione socialmente difficile. Oggi, a causa dell’ultima riforma previdenziale, non solo è difficile andare in pensione, ma anche quando si taglia l’agognato traguardo l’assegno percepito risulta mediamente basso. Inoltre, i dati Inps, evidenziano l’alto consumo di risorse per gli ammortizzatori sociali, 19 miliardi spesi nel 2010 e nel 2011. Questo sta a dimostrare la tensione che permane nel mercato del lavoro con un trend che sarà probabilmente analogo anche il prossimo anno. Per questo insistiamo sulla esigenza di avere risorse sufficienti nel 2013 per la Cassa integrazione in deroga e per i contratti di solidarietà. Altrimenti questo governo lascerà una brutta eredità al Paese.





