Elezioni: e se invece dei sindacati abolissimo Grillo?

grillo (11010) (1)Se, anziché  abolire i sindacati, abolissimo Grillo? Questa è l’unica risposta possibile e provocatoria alle proposte demenziali del leader del M5S. Con la demagogia e il populismo non si va da nessuna parte e non si creano le condizioni per far uscire l’Italia dalla crisi che sta attraversando. E’ compito del Partito democratico riportare i contenuti della politica a proposte serie di riforma, a partire dal ripristino della concertazione con le parti sociali, strumento con il quale si può realizzare un patto sociale per lo sviluppo.
Una concertazione pragmatica, per obiettivi, capace di correggere le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro e di dare impulso ad una politica industriale di sostegno all’innovazione dei settori produttivi strategici. Per raggiungere questi obiettivi, il ruolo dei sindacati che rappresentano il lavoro e l’impresa è come sempre decisivo.


Crisi: servono politiche che diano vigore a consumi

crisi_finanziaria1Secondo Confesercenti il 41% degli italiani non arriva a fine del mese. Se questo sondaggio dovesse trovare riscontro nella realtà si tratterebbe di un dato altamente drammatico. Se non si dà una scossa positiva all`economia e lavoro avremo di fronte a noi un lungo periodo di recessione. Questo conferma la necessità di un cambio di rotta nelle politiche che riguardano il nostro Paese e l`Europa. Ormai, anche gli alfieri del liberismo, hanno riconosciuto di aver favorito politiche che hanno portato a eccessi di austerità e quindi prodotto danni. Convinciamoci, dunque, che, accanto al rigore sui conti, per uscire da questa situazione occorre far riprendere vigore ai consumi. La politica s`impegni a migliorare il potere d`acquisto di pensioni e retribuzioni. Si pongano le base per il superamento del tetto all`indicizzazione delle pensioni, si favorisca il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro e si utilizzino le risorse stanziate per gli accordi aziendali di produttività.


Pensioni: circolare Inps su invalidi è iniqua e incostituzionale

inps1La circolare Inps del 28 dicembre scorso relativa alla rimodulazione delle indennità degli invalidi civili al 100% crea una situazione di profonda iniquità sociale, una disparità di trattamento e presenta profili d’incostituzionalità. Non comprendiamo come mai la prassi sin qui seguita e giustamente mantenuta per i non vedenti, i non udenti e gli invalidi parziali, che ha sempre considerato il reddito personale, debba d’ora in poi prendere a riferimento il reddito familiare per gli invalidi civili al 100%, con la conseguente perdita dell’indennità nel caso in cui si superi la soglia dei 16.127 euro. In questa situazione di crisi economica e sociale accanirsi, ancora una volta, su chi ha bassi redditi e porta il peso di una invalidità non è accettabile. Chiediamo una presa di posizione immediata dell’Inps che mantenga il preesistente regime più favorevole. Tutelare le persone più deboli ed a rischio deve restare un compito fondamentale della politica.


UE: Juncker dimostra che serve equa distribuzione sacrifici

imgresSi moltiplicano le voci del FMI e dell’Europa che cominciano a mettere in discussione gli eccessi delle politiche rigoriste. Si stanno tutti accorgendo che il tema della rivalutazione dell’economia reale e del ridimensionamento del ruolo dei mercati finanziari e della speculazione, rappresenta la chiave di volta per imboccare finalmente la strada che porta ad un maggiore sviluppo ed equità sociale.
In questa ottica si inseriscono le dichiarazione di Juncker, presidente dell’Eurogruppo, che ha affrontato due temi fondamentali per la costruzione di una Europa più giusta ed unita sotto il punto di vista sociale: quello del salario minimo e quello della redistribuzione della ricchezza, in un periodo di crisi, a vantaggio dei più deboli. Il fatto che Junker dichiari che i ricchi debbano contribuire di più, può apparire scontato, ma in realtà rappresenta una presa di coscienza sempre più diffusa circa l’esigenza di una più equa distribuzione dei sacrifici.


Crisi: dati Istat inquietanti, necessaria rivalutazione salari e pensioni

crisiI dati Istat relativi al calo del potere d’acquisto delle famiglie sono inquietanti. Confermano che, per la politica, il punto di partenza non può che essere una rivalutazione dei salari e delle pensioni. Per raggiungere questo obiettivo il nostro programma di Governo dovrà prevedere, già a partire dal 2013, lo sblocco delle indicizzazioni delle pensioni oltre la soglia di tre volte il minimo. Inoltre, andranno utilizzate le risorse stanziate per gli accordi aziendali di produttività, oltre due miliardi di euro nel prossimo biennio, e favoriti i rinnovi dei contratti nazionali di categoria. La ripresa dei consumi delle famiglie è parte fondamentale per riportare il paese sulla strada della crescita. Per questo dobbiamo sostenere l’Agenda Bersani che, pur non abbassando la guardia sul rigore, si ripromette di dare impulso allo sviluppo dell’economia nel solco dell’equità sociale.


Lavoro: dati disoccupazione fanno tremare vene, stop a politiche solo rigore

Lavoro_Giovani_CodaR400I dati sulla disoccupazione presentati oggi dall’Istat fanno tremare le vene dei polsi e dimostrano, ancora una volta, l’incapacità delle sole politiche del rigore di rilanciare l’economia. Serve una nuova politica industriale, che sappia far crescere il paese nel segno dello sviluppo di qualità e dell’equità sociale, e interventi per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie e ridare fiato ai consumi.
Questo è il punto centrale dell’Agenda Bersani con cui il Pd si candida a governare il paese.  E’ necessario abbandonare la sola politica del rigore che ci consegnerebbe inevitabilmente alla recessione dell’economia e all’aumento della disoccupazione e delle ingiustizie sociali.


Crisi: da Inps dati allarmanti, abbandonare politiche rigoriste per scongiurare recessione

inpsCome avevamo previsto, il consuntivo 2012 delle ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps si attesta sul miliardo e cento milioni di ore. Una cifra analoga a quella raggiunta nel 2010, quando il culmine della crisi ci ha portato ad un miliardo e duecento milioni di ore. Sono numeri allarmanti che corrispondono ad oltre cinquecento mila lavoratori a zero ore per un anno intero e dimostrano il permanere di una crisi economica che produrrà nel 2013 enormi problemi di carattere sociale. Per questo, si renderà necessario indirizzare le politiche del prossimo esecutivo, come indica l’agenda Bersani, verso un deciso sostegno alla crescita e allo stato sociale. I punti essenziali di un programma riformista debbono essere: politica industriale, ammortizzatori sociali adeguati alla crisi, soluzione del problema dei lavoratori rimasti senza reddito a seguito della riforma previdenziale del ministro Fornero, adeguamento delle pensioni all’andamento del costo della vita ed incentivi per l’occupazione dei giovani e contro la precarietà. Senza questi contenuti la sola politica del rigore ci consegnerebbe inevitabilmente alla recessione dell’economia e all’aumento della disoccupazione e delle ingiustizie sociali.