Le riforme del ministro Fornero sulle pensioni e sul mercato del lavoro vanno profondamente corrette. Per quanto riguarda quest’ultima, non concordo assolutamente con Renato Brunetta quando dice di volerla cancellare per tornare alla legge Biagi: come dire dalla padella nella brace. Le proposte di Biagi, che avevano l’obiettivo di aumentare l’occupazione giovanile, si sono trasformate, per colpa della distorta traduzione legislativa fatta dal centro destra, in un aumento esagerato della precarietà e in un abbassamento della qualità del lavoro. Ormai anche l’Europa critica l’Italia per questo eccesso e non è spiegabile come nella nostra legislazione si sia arrivati ad una sorta di supermercato del lavoro, con una quantità indescrivibile di forme d’occupazione a termine che non servono alle imprese e penalizzano i lavoratori. Se vogliamo la buona flessibilità occorre selezionare le forme d’ingresso nel mercato del lavoro e soprattutto fare in modo che l’apprendistato diventi la modalità prevalente. Da questa buona flessibilità si deve passare alla stabilizzazione dopo un congruo periodo di prova attraverso incentivi mirati all’impresa come il credito d’imposta o la diminuzione strutturale del costo del lavoro. L’idea, già praticata al tempo del governo Prodi, del lavoro a tempo indeterminato che deve costare meno del lavoro flessibile, è più che mai attuale.
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Lavoro: Monti e Ichino propongono ‘contratti ad orologeria’
Siamo curiosi di conoscere nel dettaglio la riforma del mercato del Lavoro a cui pensa Monti, ma le prime anticipazioni fatte da Ichino non fanno ben sperare e rivelano l’intenzione di creare dei ‘contratti ad orologeria’ con cui le aziende avranno maggiore facilità di licenziare. Monti accenna oggi alla necessità di cambiare, con una nuova proposta, la riforma Fornero sul mercato del lavoro. Quando lo dicevamo noi eravamo conservatori. Ichino si fa interprete di queste esigenze riproponendo la sua vecchia ricetta del ‘contratto unico’, riverniciata per l’occasione, che a suo tempo era stata bocciata da Confindustria e dai sindacati perché ritenuta impraticabile. Anche noi non l’abbiamo mai condivisa perché, nei fatti, rende più facili i licenziamenti prevedendo semplicemente un maggiore risarcimento al lavoratore da parte delle aziende. Ci domandiamo: come si può parlare di un contratto a tempo indeterminato quando il lavoratore, in qualsiasi momento, è licenziabile ‘ad orologeria’ con la semplice clausola del motivo economico? La nuova proposta Monti-Ichino, se abbiamo bene compreso, introdurrebbe un nuovo regime che varrebbe per i nuovi assunti, soprattutto per i giovani. In questo modo, non solo si ripropone il dualismo nel mercato del lavoro ma addirittura lo si consolida. Noi preferiamo invece che tutti i lavoratori, anche i neo assunti, possano godere delle stesse regole compreso l’articolo 18 riformulato recentemente che prevede, accanto al risarcimento nel caso di licenziamento per motivo economico , la possibilità per il giudice di reintegrare il lavoratore. La strada che invece noi proponiamo è quella della buona flessibilità in entrata, ad esempio attraverso l’adozione generalizzata del contratto di apprendistato e la successiva stabilizzazione incentivata dal credito d’imposta o dalla diminuzione strutturale del costo del lavoro quando si tratta di un impiego stabile. In sostanza, è ancora valida la regola secondo la quale un contratto di lavoro a tempo indeterminato deve costare meno di un lavoro flessibile o precario.
Elezioni: e se invece dei sindacati abolissimo Grillo?
Se, anziché abolire i sindacati, abolissimo Grillo? Questa è l’unica risposta possibile e provocatoria alle proposte demenziali del leader del M5S. Con la demagogia e il populismo non si va da nessuna parte e non si creano le condizioni per far uscire l’Italia dalla crisi che sta attraversando. E’ compito del Partito democratico riportare i contenuti della politica a proposte serie di riforma, a partire dal ripristino della concertazione con le parti sociali, strumento con il quale si può realizzare un patto sociale per lo sviluppo.
Una concertazione pragmatica, per obiettivi, capace di correggere le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro e di dare impulso ad una politica industriale di sostegno all’innovazione dei settori produttivi strategici. Per raggiungere questi obiettivi, il ruolo dei sindacati che rappresentano il lavoro e l’impresa è come sempre decisivo.
Elezioni: 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro? da Berlusconi propaganda bugiarda
A proposito dell’azione del suo governo Berlusconi fa propaganda bugiarda. Così commento l’intervista di Silvio Berlusconi ad Euronews nel corso della quale ha detto che nel suo governo sono stati creati ‘1,5 milioni di nuovi posti di lavoro’ e che ‘la disoccupazione era stata abbattuta’. Dire che in quel periodo l’occupazione è aumentata è un’offesa alla verità e al buon senso: gli vogliamo ricordare che tra il 2009 e il 2010, 863mila lavoratori hanno perso il loro impiego e che sono stati cancellati ben 533 mila posti di lavoro. Aggiungiamo inoltre che la sua eredità, tra collaboratori a progetto ed occasionali, contratti a termine ed in somministrazione, false partite Iva e professionisti senza tutele, riguarda 7 milioni di persone che vivono con rapporti di lavoro precario. Grazie alle politiche del centro destra le nuove assunzioni e i contratti a tempo indeterminato sono progressivamente diminuiti fino a toccare la soglia minima del 20% del totale, e si tratta soprattutto di giovani. Infine, il governo Berlusconi si è distinto per aver reintrodotto forme di lavoro precario (che erano state cancellate dal governo Prodi) quali il lavoro a chiamata e lo staff leasing, e di aver cancellato la tutela delle giovani lavoratrici dall’ignobile pratica delle dimissioni in bianco.
Fiat: azienda spieghi strategia e convochi parti sociali
Se si vuole rasserenare il clima, dopo la decisone della Fiat di mettere a cassa integrazione per due anni i lavoratori di Melfi, l’unica strada è quella che l’azienda convochi rapidamente le organizzazione sindacali per illustrare i tempi del processo di ristrutturazione, i nuovi prodotti assegnati allo stabilimento, l’occupazione finale ed i riflessi sul tessuto occupazionale dell’indotto produttivo. è questo il modo più semplice per mantenere normali relazioni tra le parti sociali. Si pone, comunque, un problema: quello di conoscere la strategia complessiva dell’azienda in Italia, che non risulta ancora chiara, perché vogliamo mantenere nel nostro paese un livello di produzione di automobili che sia competitivo in un mercato, come quello europeo, che registra un nuovo e preoccupante calo di vendite. senza adeguate iniziative di politica industriale, l’Italia non potrà difendere il suo ricco e complesso tessuto manifatturiero che la pone al secondo posto in Europa dopo la Germania.
Fiat: convochi subito le organizzazioni sindacali
La Fiat, dopo l’abbandono del progetto Fabbrica Italia, affronta le situazioni produttive una per volta. A noi, invece, interessa comprendere quale sia il disegno complessivo dell’azienda, al fine di rassicurare il paese ed i lavoratori sul futuro produttivo ed occupazionale. Siamo passati dai 20 miliardi di euro inizialmente previsti, ad un investimento di 1 miliardo per ciascuno dei tre stabilimenti di Pomigliano, Mirafiori e Melfi. La decisione di mettere in cassa integrazione per due anni lo stabilimento potentino, se non è accompagnata da un piano industriale che chiarisca tempi, prodotti e livelli occupazioni finali, desta non poche preoccupazioni circa le scelte strategiche dell’impresa. La Fiat convochi immediatamente un tavolo di confronto con tutte le organizzazioni sindacali al fine di chiarire con precisione i contorni del piano industriale e di ristrutturazione.
Pensioni, a Monti dico: problema esodati va risolto e servono risorse
Monti, da Presidente del Consiglio, aveva promesso che il problema dei cosiddetti esodati sarebbe stato risolto. Le soluzioni trovate grazie alla nostra battaglia in parlamento sono state purtroppo parziali, pur salvaguardando 130 mila lavoratori con una copertura finanziaria di oltre 9 miliardi di euro. Adesso si tratterà di proseguire nella correzione per risolvere definitivamente il problema, introducendo un principio di maggior gradualità nel sistema pensionistico. Monti sa perfettamente che la riforma Fornero prevede un risparmio, da qui al 2060, di circa 350 miliardi di euro: si tratta di una cifra colossale all’interno della quale si possono ricavare le risorse per salvaguardare altri lavoratori.





